lunedì 2 giugno 2014

Leonardo D’Amico – Non vado più a capo - Rette sfere

Non vado più a capo
Quando nell'ombra la luce stanca
in calme trame di tela
soffrono intrisi i ricordi
che nitidi nuotano per sempre.
Dentro quei mari astratti
colori puri spargo.

Cerebrale appaio stanco
incolonnato tra grigi cristalli
e variegati pensieri incastonati nel tempo alleggerito.

Rompo il passo finalmente
attratto da versi effimeri insignificanti
e da giorni inutili che non concludono il mese.
Deludente sarò per tutti
ma variopinto tengo la mia mela in mano

e non vado più a capo.



Rette sfere
Come fratello di Ulisse metto cera nei timpani
non per paura delle sirene
ma per annullare lo scandire del campanile.

Le clessidre svuotate odorano fiacche
così pensavo alla tua faccia
mentre buttavo via la meridiana
che mi hai regalato tre anni fa
per il mio aumento di salario.

Ticchettii nervosi mordono il silenzio
e rammentano che il tempo si è stancato di me:
ho chiesto che rallentasse, che si fermasse.
Ma le rette sfere insistono
e implacabili scattano ferme all'arrivo.

Ines Gastaldi Carretto - Le pagine del mare - Rammendi - Ritornano i ricordi

Le pagine del mare

L’onda quieta sfoglia sulla rena
le pagine che nell’inverno
il mare triste ama ricordare:
... pullular di gente sulla spiaggia,
gioiosi tuffi tra gli spruzzi.
…echi di conchiglie tra le mani
curiose e innocenti di bambini.
…un’onda lunga e birichina
spazzar via effimeri castelli.
…ritorni di barche e pescatori
stanchi e guizzar d’argento vivo.
…reti lacerate sulla spiaggia,
mani operose a rammendare.
…vele bianche issate al vento
a competere in prove di regata.
…giornate uggiose di bonaccia
ed altre rugginose di grecale.
…un pugno sferrato dalla terra
all’improvviso in pieno petto;
…un’onda anomala e assassina
s’alzò a sconvolgere altri lidi,
…bocconi amari come il fiele
troppo duri da ingoiare!
…tramonti rossi ed infuocati che l’astro
van sciogliendo dentro il mare.
…pagine bianche ancor da riempire
che il sole spuntare rivedranno
nella brezza leggera del mattino
e …ali trasparenti di gabbiani
riflesse in infiniti specchi.



Rammendi

Ho ricomposto per anni
i bordi sfilacciati
d’uno strappo doloroso
inferto da un amaro destino
negli affetti più cari.
Ne ho unito i lembi
con lunghe gugliate di giorni,
ho ricostruito pazientemente
le trame della vita
come Penelope antica
pur sapendo che Ulisse non torna.
Lo strappo s’accorciò lentamente
ma se guardo indietro i miei anni
ancor vedo cicatrici profonde. 



Ritornano i ricordi

Una giornata limpida e serena,
in lontananza un rombo d’aeroplano
ricordi fan tornare sulla scena
d’un tempo vecchio ormai lontano.

Vagano rotolando insieme ai sassi
d’una stradina stretta di campagna
rimossi già dai miei incerti passi,
han la malinconia come compagna.

Poi lenti sottobraccio se ne vanno
fardello dolce amaro della vita,
nelle stanze del cuore resteranno.

A rigiocarsi ancora una partita
un poco più appannati torneranno
perché la vita ancor non è finita.



Gennaro De Falco - Italia ‘90 - Made in China - Traffico bloccato a piazzale Loreto

Italia ‘90

Lo dicevano tutti
che i Tedeschi erano i più forti,
che palla al piede facevano paura.

Lo ripetevo anch’io,
che di calcio non ne capivo niente.

Come ripetevo le notizie sui giornali,
caduto il muro, cambierà la Storia.

Ma tu non t’illudevi,
i goal di Matthaus ti lasciavano indifferente,
come le lattine nuove di Coca Cola.

Ridevi, irriverente,
dei crucchi che facevano festa
e del neocapitalismo dell’Est.

Frammenti di muro - ripetevi a tutti -

si venderanno per corrispondenza.




Made in China

Il caos eterno di piazza Garibaldi,
la gente sgomitante dietro la Duchesca,
la ressa
alla fermata del tram sotto ora di pranzo.

Quei giocattoli che mi compravi al mercato
erano i primi made in China a Napoli
e tu già lo dicevi,
i cinesi ci atterrano a noi.

Cinesi o marziani, per me era uguale:
io interpretavo il tuo regalo,
una dichiarazione implicita d’amore, un riparo
ai guasti della tua educazione.

A casa mostravo a tutti il mio trofeo,
i piatti già fumanti a tavola,
l’odore bianco del pane appena riscaldato.

E’ fatto in Cina, lo ripetevi a tutti divertito,
come se già sapessi la pellicola della Storia.

Io ti osservavo, e speravo
che quella tua felicità
non finisse.



Traffico bloccato a Ppazzale Loreto

Forte, sulla macchina ferma
batte la pioggia, e abbozza
sul parabrezza appannato
piccoli
cerchi imperfetti
che si sovrappongono veloci
come i battiti del mio cuore.

S’avvicina la sera, e piazzale Loreto
diventa di nuovo
il crocevia delle colpe

un altro giorno che si esaurisce
nel tempo post industriale,
o pre fine del mondo, di Milano.

E nelle insegne che lampeggiano
affamate e cocciute, decifro il mio tempo.

Questo dolore,
non ammette tesi contrarie: è la prova
dell’uno, che l’assioma esiste.

Edo Cinfrignini - La mamma - La vetrina e la donna

La  mamma
Bellissima, che di più non si può
l'immagine  che ho di te da bambino
che non si perde tra le righe del tempo

non si perde,  finché ci sarò
fin quando di te sarò paladino
e se sfiorisco nel frattempo

e ricordarti più non potrò
allora, sarai tu a starmi vicino

come sempre nel tuo tempo



La vetrina e la donna

A te penso laboriosa donna
piccole mani assai svelte
mamma per sempre, ma anche nonna
che solo i figlioli hai nella mente

sui ripiani semplici cose
di carta intagliata i merletti
averi preziosi di tutte le spose
che solo tu prendi e metti

vita di stenti per te e per tutti
e alla sera al focolare
prepari e cuoci i pochi frutti
che ti da il campo e il lavorare

nei cassetti per bene piegate
tra le tovaglie profumo di ranno
le poche lire che hai risparmiate
per il cotone e qualche panno

alla mattina al cantar del gallo
sempre prima ad alzar la testa
lavori contenta per mandare al ballo
le tue figliole la sera di festa

al centro in bellavista la sveglia
sopra al ricamo inamidato
con le comari consumi la veglia
storie e ricordi del tempo passato

di un omone spesso sei moglie
che quando chiama pronta ti trova
a soddisfare le proprie voglie
tra i cartocci della misera alcova

Daniela Mattiazzi - Parvenze sintomatiche

Parvenze sintomatiche

Vecchi  fogli stinti
che avvolgono parole
in nette e soffuse
liriche dormienti

Ricordi di rossi effluvi
vivi e confusi
in reti di fibre
smagliate

Asole, in cuori
di catenelle strappate
che risicano
frantumi
e sorsi di partenze
dai margini defunti

Culle, di funambole
sfere rigenerate
tra le pagine
di vitali dimore;

In quei cartocci
soffocati dall’unto
delle apparenze,
si tingono
nebulosità,
nei fiati contrapposti


E  taccio. Taccio,
il lento migrare
in verminai
di abissi corallini

Ingorghi  Emozionali,
tra le mani
canute
del mio Tempo,

e ancora inspiro,
tra l’arsura
del  viaggio
in anime sorde



Claudio Alciator - Fuori dal tempo: l’attesa - Tem(p)o - Viaggio per (il) tempo

Fuori dal tempo: l’attesa

Fermo\ seduto\ su una panca
un corridoio
attendo che tu\mi appaia

Le porte sono tante
ma solo una è quella
da cui presto uscirai


Mi sento proiettato
in una Dimensione\senza Tempo
solo quando ci rincontreremo....

sarò incastrato di nuovo\alla Realtà!



Tem(p)o

Tempo\ che talora passa\come bava di vento
            \ma talaltra appare, solido, come il cemento

Tempo\ di guardarsi in pace\ il telegiornale
            \ di usare il PC\in modo originale

Tempo\ e non mi metterò a contare i minuti
            \ purchè tu mi lasci stare\e più non sputi

Tempo \nostalgie di adolescenze mai vissute
            \freddo di rapporti umani\ non ricambiati

Tempo\ in cui è giusto
            \che nel cammino della mia vita
            \ io ci provi un po' di gusto

Tempo\ in cui mi lascio invadere\dal miodolore

Tempo\ fuori dal Tempo\ e in cui non ha piùsenso
            \il conteggio dei giorni e delle ore

Temo il Tempo....
Attendo la Resurrezione!




Viaggio per (il) tempo

Vagare silenzioso\ fra mare e maroso
Viaggiare\privi di mèta
            tra scogli senza vita
Giocare a nascondino
            col tempo biricchino
Guardare l' orologio
            e dire\ senza rima
            che (quasi) differenza non c'è
            tra ciò che sarà
            e ciò che è stato 'prima'

Vorrei uscire fuori
            scappar dai miei binari
            e credere \con tutto me stesso
            che la partita\ per il 'Tempo Eterno '
            si gioca:...
                                   Adesso!

Anna Maria Russo - Menu da rimettenti - Ultima notizia seria

Menu da rimettenti
Non vi lascerò mangiare dalle parole
sarò io che le mangerò.
E se avrò sete le scaraventerò giù
dalla fonte e finiranno tra le viole.
Se mi desteranno dal sonno
le imprigionerò tra i miei sogni
e si fonderanno fino a prender vita
nel buio delle luci
e nella luce delle ombre.
Poi le taglierò, inutilmente,
come l’erba spontanea
che cresce tra i binari di una ferrovia
e le getterò a terra
come le ciocche di capelli appena tagliati
o i pezzi di stoffa di una sartina
che li confonde con i fili che crescono come capelli.
E le berrò come un ubriaco
beve chilometri di lettere
senza distinguerne una.
Le rime, lo sanno,

ostruiscono il passaggio del pensiero.



Ultima notizia seria

Dalla pensilina mi gettai tra i binari
per finire alla fermata del bus.
Incontrai una donna gravida
e una vecchietta non certo arida.
Quest’ultima mi raccontò dell’ultima
notizia ricevuta quel pomeriggio infausto.
La figlia di una sua cara amica
si lanciò da non so più quale piano del suo palazzo
con l’intenzione seria di farla finita.
La donna gravida accarezzò il pancione,
io feci un segno della croce mentale
e non dico quale altro gesto (sempre nella mente),
non penserete a male?!
Il discorso finì lì,
il bus arrivò
e mi strappò via dalle grinfie della donna.
Ora sul bus mi chiedo:
-Quanti con intenzioni serie non fanno nulla?-
Se solo ci finissero loro giù dai cornicioni…
sarebbe ora di levarsi dai maroni.
Credete che a loro interessi
qualcosa delle vostre intenzioni serie?
Seriamente? No.